Equilibrio

Equilibrio. Si può raggiungere, soprattutto in questo periodo in cui comincia a scarseggiare la fiducia in un futuro roseo? Perché tutto sembra indicare un deterioramento delle nostre condizioni: governi che fanno di tutto per combattere e rovinare il proprio popolo, come il nostro; guerre in 70 paesi del mondo; povertà, malattie, una sempre minore possibilità di autodeterminazione e di scelta del proprio futuro.

Una servitù senza padroni sarà la società del futuro

Nicolas Gomez Davila

Aveva ragione il filosofo colombiano? Tutti gli indicatori portano in quella direzione, in effetti.

Ma il futuro è già scritto o abbiamo la capacità di scriverlo? Bella domanda, alla quale difficilmente si potrebbe rispondere in un breve articolo come questo. Proviamoci.

Non sapendo cosa riserverà l’avvenire, non resta che agire nei limiti delle possibilità attuali; io scelgo, quindi, di avere la capacità di costruire ciò che sarà la mia vita, senza, al contempo, ritenermi immune dagli avvenimenti del mondo.

Qual è il motivo per cui sono venuto al mondo? La mia vocazione?

E la tua qual è?

Abbiamo creato una società in cui seguire le proprie inclinazioni è quasi un crimine, un attentato verso la ”concretezza” e la ”responsabilità”. Una società in cui il concetto di equilibrio è distorto. Quanti artisti potenziali abbiamo perso perché genitori terrorizzati li hanno spinti verso lavori “sicuri”?

E adesso che la sicurezza si è rivelata per quella che è, una chimera, come la mettiamo?

Io, al netto delle mie credenze sulla struttura dell’universo e sulla vita oltre la vita, penso che saremo qui sulla Terra, in questo corpo, per meno di 100 anni. Sembrano tanti, ma in realtà non è così: chiunque sia arrivato alla metà della propria esistenza biologica sa che non ha più, davanti, così tanti anni da vivere.

Perché sprecare questo breve tempo facendo una vita che ci ripugna? Obbedendo a leggi inique, scritte da personaggi malvagi con la testa piena di idee su come ottenere più soldi e potere? Una vita di mera sopravvivenza, nella quale avere paura di dire no a ciò che sentiamo di non volere? Perché vivere davanti ad un televisore, subendo impotenti un lavaggio del cervello quotidiano portato avanti con immagini subliminali e notizie distorte ad arte per procurare reazioni emotive?

Io non voglio questa vita per me. Io non la voglio per mia figlia.

La vita è musica, per me.

Ognuno di noi è un suono particolare nell’orchestra dell’universo: se stonato, perché non affine alla propria vocazione, tenderà a rendere dissonante tutta la composizione.

Fare quello per cui siamo nati è avere rispetto verso gli altri.

E impegnarsi per rendere questo diritto fruibile per tutte le persone del mondo è un imperativo morale e sociale imprescindibile. Dobbiamo smettere di pensare al bene come ad un diritto solo occidentale, ma estenderne l’influenza a tutto il pianeta.

Occorre ripensare la società. Occorre ripensare i rapporti sociali che intercorrono tra le zone del mondo, eliminando il denaro ed il potere come elementi produttori di valore.

Per fare questo si deve partire dall’individuo; solo quando ogni singolo sarà in grado di vivere una vita piena, soddisfacente, libera allora potremo avere una società che, adesso, consideriamo ancora utopica.

Occorre rimboccarsi le maniche. E lavorare.

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