Drum Circle

Sono passati più di 30 anni da quando Arthur Hull ha cominciato il suo immane lavoro come “rhythmical evangelist”, sulla scorta degli insegnamenti e dell’entusiasmo di Babatunde Olatunji; in questi anni la scena ritmica, soprattutto quella americana, ha avuto un notevole sviluppo, coinvolgendo migliaia di persone.

Noi, oggi, parliamo comunemente di drum circle, un nome moderno per questa pratica diffusa sin dall’antichità, poiché l’essere umano ha, da sempre, enfatizzato con la musica tutti gli eventi importanti della propria vita. Abbiamo, al riguardo, innumerevoli testimonianze dagli studi sul campo di diversi antropologi ed etnomusicologi.

La musica assolve ad una funzione estremamente importante nel campo della socialità umana.

Suonando uno strumento a percussione in gruppo si ottengono numerosi vantaggi, come il rafforzamento dei legami comunitari, l’importante sensazione di ricezione di sostegno, il riconoscimento del proprio insostituibile ruolo nel mondo, il rilascio delle tensioni e dello stress.

Perché le percussioni, dunque? Principalmente per la loro immediatezza; in secondo luogo per alcune importanti peculiarità del suono da esse prodotto.

Più precisamente, suonare un tamburo ha effetti su diversi piani d’esistenza:

  • Sul piano fisico come massaggio sonoro, come esercizio aerobico, come (ri)scoperta del proprio corpo, della propria fisicità.
  • Sul piano intellettuale è una splendida metafora per veicolare il messaggio che il ritmo è innato in ognuno di noi e che ci riconnette con i nostri cicli: quello cardiaco, quello respiratorio, quello della emissione di onde cerebrali; ci riconnette con il ritmo del macrocosmo e l’alternarsi delle stagioni.                                                                                                                                          
  • Sul piano sociale, ci permette di imparare a lavorare in un gruppo per il gruppo, percependo la nostra unicità ed il nostro insostituibile ruolo all’interno di un’entità più grande di noi stessi.Ci fa uscire dal guscio.
  • Sul piano emotivo, infine, sperimentiamo gioia, allegria, empatia, fiducia in noi stessi, connessione con quel qualcosa che sentiamo  sottendere tutto l’esistente.

In conclusione, suonare un tamburo è una potente metafora del viaggio più entusiasmante ed impegnativo della nostra vita: quello dentro di noi.