Catturare il movimento

Non mi piace il manifesto del Futurismo. Credo che il passato non sia da buttare, non penso alla guerra come sola igiene del mondo. Aborro il linguaggio per slogan e l’aggressività. Quando lo lessi, (il manifesto), ne rimasi inorridito, non credendo possibile che qualcuno avesse potuto portare avanti tali idee, che io consideravo pericolose e distruttive.

Non conoscevo ancora appieno l’infinita varietà delle visioni del mondo e delle relative possibilità.

Qualcosa, però, vi trovai, nel Futurismo, qualcosa che mi colpì piacevolmente: la resa del movimento. Il tentativo di fermare per sempre non un semplice attimo, un fotogramma, ma un atto, una successione di istanti. Sembrava impossibile, ma Balla e Boccioni con la pittura e la scultura, Marey e Bragaglia con la fotografia ci riuscirono. Misero un oggetto inerte, tela, gesso o matrice che fosse, in movimento.

Catturare il movimento

Catturare il movimento, ripetere all’infinito uno stesso atto, sono alla base dell’eccellenza nell’arte.

Prendi lo studio delle percussioni: ci vogliono ore, giorni, mesi di controllo e ripetizione di un solo colpo per padroneggiarlo appieno. La spalla che impercettibilmente si sposta per creare un’onda di energia potenziale a propagarsi lungo l’intero braccio; il polso rilassato che viene issato come se fosse tirato da una invisibile fune; il movimento a frusta della mano che colpisce la pelle e rimbalza, senza posarsi su di essa che una frazione di secondo.

Ripetizione e controllo. “Ma così ti trasformi in una macchina, tutta tesa a controllare ogni singola cosa!

Una volta che il movimento è interiorizzato, una volta che si è capito e praticato a sufficienza, allora non c’è più bisogno di controllo. Distolta l’attenzione dalla meccanica, entra in gioco l’espressione di sé attraverso il ritmo.

E’ come la meditazione: inizialmente è una tortura, il corpo si ribella al dolore dovuto alla postura, la mente cerca di fuggire via alla lista della spesa o alle bollette da pagare, gli occhi non vogliono stare chiusi. Ma una volta dominato il corpo, la meccanica, subentra la centratura, i mondi interiori.

Gli esempi sarebbero davvero molti. Se vuoi, indica tu quello che ti sembra appropriato qui sotto nei commenti.

Attenzione

Occorre attenzione, nella vita; c’è bisogno di presenza, di costanza, di forza d’animo per superare i condizionamenti che vengono dal piano puramente materiale per attingere allo spirituale. Una volta Osho disse che il popolo meno spirituale del mondo era quello indiano, perché non aveva ancora ottenuto il soddisfacimento dei propri bisogni primari.

Quando andai in Sri Lanka tanti anni fa, trovai una conferma in queste parole; laddove esistano la fame, la miseria, la mancanza di prospettive, non può esservi una totale dedizione all’evoluzione di sé. Ma questa manca anche nei luoghi in cui l’unico valore sia quell’edonismo da cui ci mise in guardia 50 anni fa Pasolini.

Il movimento è vita. Ma il movimento di cui parlo io non è solamente quello fisico, lo sport. E’ il movimento del pensiero che scorge incongruenze e le critica, è il movimento della sete di conoscenza che spinge a sapere, è il movimento dello spirito che non si accontenta della mera sopravvivenza biologica.

E’ buffo;in questo articolo sono partito dal movimento violento, potente, aggressivo, così come concepito dai futuristi più di cento anni fa per arrivare ad un movimento delicato, quasi una danza leggiadra danzata assieme dalla mente e dallo spirito.

Che bella la vita.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.