Libero arbitrio e patetici -ismi

Sempre natura, se fortuna trova

discorde a sé, com’ogne altra semente

fuor di sua region, fa mala prova.

E se ‘l mondo là giù ponesse mente

al fondamento che natura pone,

seguendo lui, avria buona la gente.

Ma voi torcete a la religione

tal che fia nato a cignersi la spada,

e fate re di tal ch’è da sermone:

onde la traccia vostra è fuor di strada.

Ebbene si, ho deciso di inimicarmi definitivamente la società, parlando di natura, di ismi, di proveder divino. E di poesia, naturalmente. Perché? Chiunque osi rifarsi a concetti del passato e alle sue intelligenza e sensibilità, è destinato, oggi, ad esser tacciato di passatismo, di oscurantismo, di anti-scientismo, di patriarcatismo, e di tante altre boiate, tutte terminanti in ismo. Noi siamo liberi dalle aberranti credenze del passato, viene ripetuto troppo spesso, noi non abbiamo limiti, noi possiamo scrivere tutto da zero senza bisogno di alcun Dio. Fortuna vuole che la linea della storia non sia una retta, ma qualcosa di molto simile ad una spirale, con eventi ricorrenti abilmente mascherati in presentissime apparenze.

La hybris è, purtroppo, una costante della storia umana.

Parliamo, dunque, di libero arbitrio.

La natura trasforma, combina, si avvale di finite possibilità per modellare l’esistente. Ma i suoi semi devono cadere su terreno adatto alla loro crescita. Ecco che, così, necessariamente si trova a soggiacere ad un qualcosa di molto più grande di lei, di infinito. Io lo chiamo Dio, in attesa di termini più appropriati. Perché Di* o Di-inguardabile lettera “e” rovesciata, sinceramente, risvegliano in me potenti conati di vomito.

Libero arbitrio e non assoluta libertà: all’interno dei confini che ci sono stati assegnati con la nascita, abbiamo la possibilità di scegliere se seguire il bene od il male. Se protenderci verso una mano oppure se schiaffeggiarla. Perché di confini, checché se ne dica, ne abbiamo eccome. Se sono nato a Nairobi non avrò le stesse possibilità di una persona di Milano. Se una parte del mio corpo non funziona, non potrò fare tutto quello che vorrò, ma dovrò muovermi in quella limitazione per trarne il meglio.

E’ notizia di qualche giorno fa di una strage in Australia, in cui alcune persone hanno aperto il fuoco su persone che festeggiavano in spiaggia. C’è chi ha subito cavalcato l’onda per attribuire al fatto connotazioni etno-politiche e chi ha esultato poiché i morti appartenevano tutti ad una particolare etnia il cui governo si è reso ripetutamente responsabile di crimini contro l’umanità. No. Erano esseri umani. In festa. Esseri umani che, magari, dissentivano con la linea politica del proprio governo, persone che, a sera, abbracciavano i propri figli, che lavoravano, che si trovavano come noi a soffrire quotidianamente lo squallore dell’esistenza.

Abbiamo dimenticato l’umanità.

Abbiamo dimenticato che, a prescindere dal nome che apponiamo alla divinità, siamo tutti emanazioni di quel principio. Persino nel caso in cui fossimo i lontanissimi discendenti di un fulmine piombato in un acquitrino, (spiegazione imbarazzante, al pari di alcune storie sulla creazione di religiosa memoria), potremmo considerarci tutti fratelli e sorelle. Il principio, chiamalo come cazzo di pare, sempre principio rimane, e ci accomuna.

Ecco che, però, in quella strage possiamo ritrovare un elemento in aperta controtendenza rispetto all’andamento del mondo: un uomo, Ahmed al-Ahmed, fottendosene della nazionalità degli assaliti e di quella degli assalitori, ha disarmato uno di questi ultimi, rischiando la propria vita. Quell’uomo ha salvato qualcuno da morte certa, ma non solo: ha contribuito a non incrementare il dolore ed il rancore nelle famiglie dei superstiti, rendendo, di fatto, il mondo un luogo migliore. Nonostante la carneficina.

Io credo che alcuni fatti siano predestinati: dobbiamo passare in alcune stazioni in cui esercitare, sotto pressione, il nostro libero arbitrio, stazioni in grado di informare il futuro stesso di una comunità su determinati valori rispetto ad altri. Sotto pressione l’essere umano rivela chi sia davvero nel profondo.

Abbiamo un ruolo in questo pianeta, un ruolo ben definito dalle nostre capacità, dalle nostre simpatie. Rivestiamo il ruolo di padri, di madri, di soccorritori, di costruttori, di insegnanti, di coltivatori. Un ruolo che è fondamentale per la tenuta stessa della società. Se questi ruoli vengono dimenticati o, peggio, cancellati in favore di una improbabile “libertà” di essere ciò che si vuole nel dato momento, beh, la società è finita. E la barbarie prende il sopravvento.

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