Non supporre nulla: il terzo accordo per cambiare la nostra vita

“Mi conosci da così tanto tempo che avresti dovuto immaginare il fastidio che provo quando lo fai!”

“Come ha potuto comportarsi così con me, dovrebbe sapere che ci rimango male”.

“Sicuramente mi farà il regalo a cui io penso da così tanto tempo!”

“Io non gli dico proprio nulla, ci conosciamo da anni e dovrebbe arrivarci da solo”.

Frasi piuttosto comuni nella mia esperienza di vita, poiché ognuna di esse l’ho sicuramente ascoltata o detta almeno una volta nel corso di questi anni. Del resto, mi sembra che abbia molto senso: se mi considero il centro del mondo (il mio, almeno), e se prendo tutto sul personale, allora sono convinto che ogni persona sappia ciò che so io, pensi come penso io, viva come vivo io.

Sono tutte supposizioni, spacciate per verità assolute, che creano drammi completamente inutili, a loro volta fonti di grande tristezza e rabbia.

Perché si suppone?

Le supposizioni sorgono laddove si ha il timore di fare domande. Sin da piccoli ci viene impartito un insegnamento deleterio, seppur inconscio il più delle volte: non domandare, perché se domandi fai vedere agli altri che non sai e sarai, così, deriso ed etichettato come stupido.

Non domandare: devi apparire sicuro di te, senza dubbi, senza lacune, se vuoi essere accettato dalla società dei vincenti. Non domandare perché gli altri mentono sempre e, allora, qualsiasi risposta possa esserti restituita, si rivelerebbe totalmente inutile.

Senza domandare, non possono che farsi supposizioni, basate sul proprio vissuto precedente e sulle emozioni del momento, come pure su ciò che crediamo delle persone coinvolte.

Due ragazze che chiacchierano

Se assistessi a una parte di dialogo tra due persone che parlano di una terza, verso la quale io provo ribrezzo, supporrei il peggio su di lei, a prescindere dal reale contenuto di quel dialogo.

Ad esempio un “[…] a quel punto Sonia ha detto basta” potrebbe diventare qualsiasi cosa, nella mente che rifiuta di domandare: ha detto basta al fidanzato troncando la loro relazione; ha detto basta a quell’insegnante che io penso che lei odii e così è stata sospesa da scuola e molto altro. Una semplice frase, estrapolata dal contesto, può essere la base per la nascita di mille storie, tutte plausibili ma false, nel mio pensiero.

Supporre è causa di sofferenza

Nel libro “I quattro accordi” di Don Miguel Ruiz viene presentato un esempio a riguardo che credo sia molto diffuso: stai camminando e incroci lo sguardo di una persona che a te piace molto. Lei sorride e prosegue sulla sua strada.

Quanti castelli in aria si possono costruire su un tale, semplice, accadimento! Matrimoni, viaggi, anime gemelle, figli, case, cani, giardini. Eppure l’unico modo di conoscere la verità, (le/gli piaccio?), è chiedere, anche se questo pone di fronte alla possibilità del rifiuto, che è difficile da accettare. Io ho il diritto di chiedere. Tu hai il diritto di dire no. O anche sì.

C’è una notevole dose di rischio. E il rischio provoca sofferenza.

Ma, in definitiva, ogni momento della nostra vita è sottoposto a un qualche tipo di rischio; spesso viviamo come se nulla di male dovesse toccarci, mentre invece potrebbe avvenire un incidente ogniqualvolta ci mettiamo alla guida di un’automobile, oppure potremmo ammalarci, o persino assistere alla chiusura dell’azienda presso cui lavoriamo.

I rovesci della sorte sono più comuni di quanto noi potremmo sperare, quindi la sicurezza che ricerchiamo e che, spesso, pretendiamo di aver raggiunto, è un’illusione.

La vita è incertezza.

Illusioni

Ma non solo è un’illusione, la sicurezza; noi viviamo immersi nell’illusione, vediamo solo ciò che vogliamo vedere e sentiamo solo ciò che vogliamo sentire. Siamo ostaggi di Maya, il cui velo ci impedisce di percepire realmente l’esistente. Assistiamo alla proiezione di immagini su uno schermo, scambiandole per la verità ultima della vita.

Due ragazzi abbracciati, ma al contempo immersi nell'illusione del mondo social
Guarda What the bleep do we know in italiano, in cui si parla anche di illusioni, qui.

Viviamo in un sogno in cui noi stessi siamo i sognatori e i sognati.

Nel sogno dell’uomo che sognava, colui che era sognato si svegliò.

Jorge Luis Borges

Come quel sognatore di Borges che teme per il brutale risveglio alla sua reale natura del figlio a lungo sognato, supponiamo di essere svegli mentre scopriamo che noi stessi siamo sognati da qualche altro dormiente, in una concatenazione infinita.

Occorre smettere di supporre e cominciare a chiedere, anche a noi stessi. Chi suppongo di essere e chi sono invece? Perché molto spesso supponiamo di essere capaci in un determinato compito, mentre non lo siamo affatto. Ci capita persino di presumere di avere le risposte a tutte le domande, mentre invece ci illudiamo soltanto di averle, pur di preservare una qualche nostra integrità mentale.

Non abbiamo tutte le risposte, ma possiamo fare ogni domanda possibile.

fp

Smettere di mentirci

Che cosa voglio, davvero, in questo breve lasso di tempo che viviamo tra il momento della nascita e quello della morte? Se sono davvero unico e irripetibile, allora gli altri saranno necessariamente diversi da me e quindi agiranno e penseranno in maniera diversa. Capita, però, che io veda negli altri quello che io penso dentro me e questo confligge con la frase precedente. Che corto circuito! Invece gli altri non mi tratteranno come io penso che faranno, perché loro non sono me, hanno altri punti di vista e altri valori; agiranno in modo diverso, dunque.

Per chi crede nel potere della preghiera, o del mantra, eccone una utile, in questo caso: “Che io possa essere in grado di chiedere e, quindi, di comunicare in maniera chiara“.

Solo chiarendo ciò che non si sa, senza supporre nulla, si può pensare di cambiare tutte le relazioni e, persino, l’intera vita. Io penso che occorra smetterla di mentire a noi stessi e di agire in base a comandi sociali imparati da bambini, per prendere, finalmente, possesso del timone della nostra esistenza e pilotarla attraverso le domande verso il porto della chiarezza.

Non supporre nulla, il terzo accordo secondo l’insegnamento di Don Miguel Ruiz, è di straordinaria importanza per rendere davvero impeccabile la nostra parola.

Leggi i precedenti due articoli, il primo qui e il secondo qui.

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