Non prendere nulla in modo personale, il nostro secondo accordo

Nell’ultimo articolo, qui, abbiamo discusso sull’impeccabilità della parola, il primo accordo in grado di rivoluzionare la nostra esistenza, secondo l’insegnamento di Don Miguel Ruiz.

Oggi analizzeremo il secondo, che spiega come il non prendere nulla in modo personale possa supportarci nel cambiamento della nostra prospettiva – evento a mio avviso imprescindibile – in questo mondo che muta così velocemente.

È capitato, qualche volta, che qualcuno si rivolgesse a me insultandomi: “Sei un cretino!”, è stato uno degli epiteti con il quale sono stato apostrofato, ma quanta attinenza avevano queste parole con quello che io sono davvero? Nulla. Erano davvero rivolti a me, quegli insulti?

Ognuno di noi ha opinioni, convinzioni ed emozioni sulle quali fonda la propria visione del mondo e, cosa importante, non sono necessariamente vere. Quel “Sei un cretino!” di cui sopra, è da attribuirsi principalmente a ciò che pensa e prova la persona che lo pronuncia in quel momento, e io posso decidere se accettarlo o meno.

La prima domanda che sorge, allora, è: perché mai dovrei accettarlo? Posso decidere di farlo entrare in me solo prendendo sul personale quelle parole e trovandomi d’accordo con esse!

Quindi perché dovrei prenderla sul personale? Perché penso di essere il centro del mondo e che tutto sia riferito, in qualche modo, a me stesso.

Dalla lettura del referto e dalle analisi fatte, le comunico che si tratta di un caso di importanzite personale, una malattia piuttosto comune. Questa patologia ha una causa infida:

Io, io, io, sempre io!”

Tutto ciò che gli altri fanno, lo fanno per rispondere a esigenze personali. Io non ho nessun ruolo in tutto ciò, se non quello di catalizzatore un determinato stato d’animo che, però, non riferisce a me. Ma Don Miguel Ruiz va ben oltre, scrivendo come le stesse opinioni che abbiamo su noi stessi non siano necessariamente vere e che, quindi, non dovremmo prendere sul personale nemmeno i discorsi della nostra mente.

La mente parla continuamente con se stessa, dicendo tutto e il suo contrario, basandosi sugli innumerevoli pensieri discordanti che vi abitano. La mente capta pensieri provenienti dall’esterno spacciandoli per propri, può perfino ingannarci basandosi su particolari interpretazioni di fatti del passato.

Credere di essere monolitici è un'illusione

Illusioni

Da questo, io penso che sia un’illusione credere di essere monolitici, sempre uguali a noi stessi; in noi diverse voci si levano, alcune in accordo con quanto stiamo facendo, altre in disaccordo. L’indecisione, costante delle nostre esperienze di vita, nasce proprio da queste voci discordanti che si sovrappongono caotiche, come le voci di un mercato pieno di gente.

Come già ho scritto numerose volte, la coerenza è un mito e quanto detto sopra ne è la spiegazione. Come si può essere coerenti, quando i pensieri stessi non lo sono tra loro? Un giorno mi sento al settimo cielo, pronto ad affrontare la vita con fiducia e determinazione, sicuro di riuscire in quasi tutto ciò che farò. In quello dopo, invece, la prospettiva di alzarmi dal letto per affrontare una nuova giornata è un colpo al cuore. E che dire di quando, felice, cammino con lo sguardo alto verso l’orizzonte e, incontrando qualcuno che si rivolge a me con un “Ti vedo stanco”, d’improvviso mi trovo ad arrancare per la strada?

Ecco perché non bisognerebbe prendere tutto sul personale: accettando la frase di questo esempio, cambia l’intero mood della mia giornata, rendendomi disponibile a subire altri colpi da quanti potrei incontrare successivamente. Può darsi, invece, che quel “Ti vedo stanco” volesse essere un veleno lanciatomi dall’altro per alleviare le proprie sofferenze, oppure una sorta di specchio del modo in cui essa si sentiva in quel momento. Potrebbe anche essere stata una maniera di riversare veleno sul mondo intero, per via di una qualche brutta notizia, o di una lunga serie di sventure accadutegli. Le motivazioni per ferire sono infinite.

Ma possiamo difenderci

Non prendendo nulla sul personale rifiutiamo queste frecce avvelenate che tornano, allora, verso chi le ha lanciate. Liberiamo una quantità incredibile di energia e acquisiamo un notevole controllo sulle nostre azioni nel mondo, sempre nei limiti imposti dalla nostra immanente materialità.

Smettendo di prendere tutto in modo personale si interrompe la catena della sofferenza gratuita che ci infliggiamo a vicenda; Don Miguel Ruiz scrive che noi umani siamo dipendenti dalla sofferenza e che facciamo di tutto per aiutarci a soffrire l’un l’altro.

Noi soffriamo e abbiamo bisogno di giustificazioni per farlo. Mentiamo agli altri e a noi stessi. Piantandola di prenderci in giro in questo modo atroce, ci libereremmo da un mucchio di spazzatura emotiva che ci trattiene a terra, quando invece potremmo volare. Possiamo esseri liberi persino in un inferno.

Mi sovviene l’immagine di un film che ho guardato molte volte e che trovo bellissimo, Al di là dei sogni diretto da Vincent Ward: Robin Williams, Cuba Gooding Jr e Max von Sidow si trovano nell’inferno, pronti a intraprendere un’ulteriore discesa negli inferi. Il protagonista, Williams, cambia il proprio punto di vista proprio quando si accorge di non aver capito cosa e chi avesse davanti ai propri occhi.

Al di là dei sogni, hai qualche fazzoletto a disposizione per un bel po’ di lacrime?

E se per caso dovessi attraversare l’inferno, c’è una sola persona al mondo che io vorrei al mio fianco.

È la vita, baby

Ciò che avviene non è un affronto personale, è la vita; è il mondo di miliardi di esseri che interagiscono, che sognano, che lottano ogni giorno per non sprofondare nell’inferno più profondo. Ciò che avviene è il frutto di innumerevoli interazioni tra noi, tra le cose, tra gli animali, le molecole, i pianeti. È l’intrecciarsi di pensieri contraddittori e di desideri. È il movimento affannoso di mani e piedi che tentano di aggrapparsi alle pareti scivolose dell’esistenza, per tirarsi fuori da quel dantesco imbuto capovolto in cui si trovano.

Ciò che avviene, tutto ciò che avviene, non ha nulla di personale contro di noi; una volta compreso e assimilato ciò, la nostra vita cambierà. In meglio.

Nel prossimo articolo parleremo del terzo accordo: Non supporre nulla.

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