La scelta: come costruire il nostro futuro

Il rasoio è fermo a mezz’aria. Gli occhi, sbarrati, guardano oltre lo specchio.

Già al risveglio aveva notato in sé qualcosa che non filava liscio: una sensazione di inconsistenza, accompagnata dalla svogliatezza tipica delle giornate nuvolose, si erano impadronite del suo orizzonte.

Stava per radersi, quando un’immagine nel fondo di quegli occhi riflessi, aveva attirato la sua attenzione. Uno sguardo sognante lo osservava, occhi conosciuti: in quella profondità riconosceva se stesso, da un’altra epoca, da un altro luogo. Lui bambino.

Il rasoio è ancora fermo a mezz’aria. “Chi sono io?”

Una possibilità. Una tra migliaia, unica e irripetibile. Un frutto di una complessa concatenazione di scelte.

Non è reale, quindi? La persona di fronte allo specchio non è che un’immagine potenziale nella mente del bambino, nell’atto di effettuare una scelta molto difficile. In definitiva, cos’è la realtà?

Guardarsi allo specchio

Adesso immagina: se tu avessi dichiarato quel tuo amore, tanti anni fa, dove saresti oggi? Come vivresti?

Se avessi scelto in autonomia la scuola superiore da frequentare, rifiutando quella imposta dai tuoi genitori, cosa faresti, ora?

E se avessi deciso di ignorare quel commento malevolo sulle tue potenzialità, riconoscendone la limitatezza allo stato psicofisico momentaneo del dichiarante?

Domande importanti, che non possono ricevere una risposta certa, almeno dal nostro punto di vista umano. Ma ce ne sono altre, di domande, che potremmo porci per cercare di chiarire il significato di quanto ci accade ogni giorno:

Chi siamo venuti ad essere, qui sulla Terra? Quale, la vocazione verso cui il Daimon ci esorta ad andare?

Io credo che siano molto pochi gli eventi che non possiedono una causa a monte a originarli, perché quasi tutto quello che accade è un risultato di innumerevoli altri accadimenti, seppur minuscoli e insignificanti. La famosa – e abusata – immagine del battito d’ali di farfalla che provoca uragani dall’altro lato del mondo.

Conosci la scena dell’incidente subito da Daisy Fuller ne “Il curioso caso di Benjamin Button“?

A volte, a nostra insaputa, ci troviamo diretti verso un precipizio

Daisy vede distrutta la sua carriera di danzatrice d’opera a causa di una complessa concatenazione di eventi, originata dalla dimenticanza del soprabito da parte di una donna a Parigi.

La scelta è la chiave.

Quella donna avrebbe potuto scegliere di non rientrare in casa per recuperare il soprabito, evitando, così, di mettere in moto la serie di eventi capaci di interrompere la carriera di Daisy. O avrebbe potuto decidere di non rispondere al telefono, squillante proprio in quel momento. Questa è una scena, un esempio sul quale rifletto molto e che cito spesso perché, a mio modo di vedere, rende egregiamente l’idea della causalità e concatenazione degli avvenimenti mondani.

Rifletto, ad esempio, su come la mia vita sarebbe potuta essere oggi, se avessi ignorato la mancanza di tatto e di sensibilità di un determinato insegnante, incapace di intravvedere un sogno attraverso le mie piccole e inferme mani. Penso a come sarei oggi, se non fossi partito da volontario nell’esercito.

Una serie infinita di “se”.

L’attimo della scelta è un istante critico. In quel momento può sorgere l’angoscia insidiosa a immobilizzarci, oppure la paura a farci mancare le forze. La scelta è angosciante.

Scegliere dove andare

La sua libertà di scelta non rappresenta la sua grandezza, ma il suo permanente dramma. Infatti egli si trova sempre di fronte all’alternativa di una “possibilità che sì” e di una “possibilità che no”, senza possedere alcun criterio di scelta. E brancola nel buio, in una posizione instabile, nella permanente indecisione, senza riuscire ad orientare la propria vita, intenzionalmente, in un senso o nell’altro.

Søren Kierkegaard

Scegliere, però, è ineludibile; anche decidere di non farlo equivale a scegliere. Il nostro vivere è un continuo susseguirsi di scelte, più o meno consapevoli.

Come orientarsi, allora, per ridurre al minimo l’impatto dell’angoscia derivante dal nostro prendere una posizione?

Mettendo dei paletti. O meglio, scegliendo con cura i valori su cui poggiare ogni successiva scelta.

Porsi domande quali:

Cosa è importante, per me? A cosa, mai rinuncerei? Qual è la mia idea di mondo?
Quale valore vorrei che i miei figli tenessero da conto come stella polare dell’esistenza?

Osservati, studiati, guardati dentro con onestà, supera le apparenze e i valori imposti dall’esterno per centrare l’attenzione sulla tua personale e autentica visione. Solo centrato così, potrai seguire una strada, rispetto ad un’altra, senza alcun rimpianto.

Occorre, per me, spostare il focus dall’“ogni lasciata è persa” all’“ogni scelta che ho fatto l’ho fatta consapevolmente per seguire la mia autentica visione del mondo”. Reputo questo uno spostamento semantico importante ed efficace, per mettere sotto una nuova luce il nostro muoverci quotidiano.

Le parole sono importanti, non smetterò mai di dirlo: attraverso di esse il mondo del possibile viene modellato.

Leggi l’articolo “Recitare senza copione

Trovo fondamentale assumersi la responsabilità della propria vita, anche se, così facendo, si andrà incontro al biasimo della società; perché la sera, nel letto, al confine tra il mondo materiale e quello onirico, saremo soli con la nostra coscienza e dovremo rispondere a lei delle nostre scelte.

Non addormentiamoci con l’angoscia, potremmo rovinare i nostri sogni. E quelli degli altri.

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