Rebecca

Ogni giorno, un tormentone nuovo. Ogni giorno un’enorme quantità di energia psichica gettata nello scarico, per seguire notizie insulse, falsi sogni, false aspirazioni, false occupazioni. Per incrementare la possibilità di guadagno per le multinazionali, per diminuire il nostro potere in quanto esseri umani.

Ogni giorno la tv ci imbocca come neonati, ci dice cosa sia opportuno considerare come vero, cosa fake, ci dice come vestirci, dove andare in vacanza, quale musica ascoltare. La tv crea miti a spron battuto, come i Maneskin per esempio. La tv ci rifila solo ciò che è funzionale al tornaconto di chi la tv controlla. La vita, quella vera, è altrove.

La vita è brutta, a volte. È terribile da guardare negli occhi, checché ne dicano i presentatori o i guru, la vita è durissima, la vita è dolore. È inutile cercare di nascondere sotto il tappeto questa verità. La nostra società ci imbeve il cervello di positività, di ottimismo, di “puoi de vuoi”. No. Non puoi solo se vuoi. E chiunque abbia sofferto davvero lo sa. Ho conosciuto una famiglia, tempo fa, in una situazione tragica. Ci siamo conosciuti nei corridoi di un ospedale. Ci siamo conosciuti guardando i nostri occhi attraverso il vetro di una terapia intensiva; abbiamo riconosciuto le stesse preghiere, recitate con parole diverse, indirizzate a diversi soggetti, ma pur sempre le stesse. Abbiamo riconosciuto nelle nostre occhiaie le notti insonni, abbiamo intravisto nei nostri sorrisi spenti le stesse sofferenze. La vita non è tutta rose e fiori, no.

Abbiamo creato un legame, seppur fatto di assenze, di mancanza di collegamento, di lontananza. Abbiamo creato un legame fatto di pensiero, pensiero costante; fatto di brevi sms, scritti in modo di non prevedere risposta, per non pesare ulteriormente sul bisogno, legittimo, di chiusura in noi stessi. Perché il dolore chiude le porte alla comunicazione, il dolore è muto, comunica attraverso il silenzio e l’assenza. Il dolore è una nube scura che incombe sul cuore nel momento in cui, all’esterno, regna il sole. Il dolore non è comunicabile, eppure esso è ciò che rende vera l’esperienza umana.

Quel collegamento silenzioso e assente, forse, a breve svanirà. Troppo distanti gli esiti delle nostre preghiere, troppo lontane le emozioni che vivremo.

Questo ultimo anno ha messo a nudo la nostra fragilità emotiva, gettandoci in balia di un terrore cieco di fronte ad un infinitamente piccolo ostacolo, superabile. Troppe persone si sono ritrovate scaraventate a terra dal proprio piedistallo di false sicurezze. Sappiate che ci sono milioni di persone, al mondo, che vivono con una instabile scure pronta a cadere sulle proprie teste, senza preavviso. Sappiate che milioni di bambini lottano CORAGGIOSAMENTE contro la morte, contro la sofferenza, contro la disabilità, senza preoccuparsi di cazzate come il livello di filtraggio di una inutile mascherina.

Io ho l’onore di essere il padre di una di questi bambini. E ho avuto l’onore di incontrare tanti altri bambini le cui lotte quotidiane mettono in ridicolo le nostre preoccupazioni attuali. Alcuni continuano a lottare, giorno dopo giorno, barcamenandosi tra visite di controllo e medicine. Alcuni di loro non ci sono più. Si sono spenti col sorriso, giocando, sperando di avere un futuro che gli è stato, invece, precluso. Altri, se ne sono andati dopo tante sofferenze; oggi voglio ricordare una di loro. Rebecca.

Tutte le nostre cazzate infinite si sciolgono come neve al sole, di fronte ad un cornicino martoriato dagli interventi chirurgici e le lunghe giornate di ricovero, in cui le ore rallentano come se pesassero come macigni sulle lancette dell’orologio. Di fronte a bambini come Rebecca, tutte le idiozie che vomitano i tg, tutte e fesserie che la gente dice al bar, in metro, dal panettiere, si rivelano per ciò che sono:

Delirio.

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