Finalmente Scuola!

Per molti bambini oggi è il giorno in cui la scuola ricomincia; mia figlia è una di questi bambini. Fino a poco più di un secolo fa, l’istruzione era assai carente: pensa che fu nel 1877 che, con la legge Coppino, l’istruzione obbligatoria fu elevata per tutti da 2 a 3 anni, una grande vittoria, a pensarci bene, in un’epoca in cui solo i ricchi avrebbero potuto elevare le proprie conoscenze. Tanti passi sono stati fatti da quell’epoca, anche grazie a pensatori illuminati e lungimiranti, come, ad esempio, Antonio Gramsci, il quale scrisse, nei suoi “Quaderni del carcere”:

Occorre persuadere molta gente che anche lo studio è un mestiere, e molto faticoso, con un suo speciale tirocinio, oltre che intellettuale, anche muscolare-nervoso: è un processo di adattamento, è un abito acquisito con lo sforzo, la noia e anche la sofferenza. La partecipazione di più larghe masse alla scuola media porta con sé la tendenza a rallentare la disciplina dello studio, a domandare «facilitazioni». Molti pensano addirittura che le difficoltà siano artificiose, perché sono abituati a considerare lavoro e fatica solo il lavoro manuale

Trovo che queste parole siano di fondamentale importanza, soprattutto oggi nella nostra società, in cui il lavoro intellettuale è declassato rispetto a quello manuale: tristemente nota è la frase, diffusa in innumerevoli varianti, che dice: “io agisco, non mi perdo in chiacchiere”. Forse, se dessimo valore a quelle ignorantemente definite “chiacchiere”, la nostra società non sarebbe allo sbando; ma queste sono solo chiacchiere.

L’istruzione permanente è la chiave per vivere una vita degna di questo nome.

La nostra Costituzione, da molti considerata “la più bella del mondo”, dedica ben due articoli, il 34 e il 35 a questo argomento.

Già, ma cosa è, in definitiva, l’istruzione? Ne vengono generalmente riconosciuti diversi tipi, precisamente 3: formale, informale, non formale. Ecco la definizione che se ne dà qui:

L’apprendimento formale che si svolge negli istituti di istruzione e di formazione e porta all’acquisizione di diplomi e di qualifiche riconosciute; l’apprendimento non formale che si svolge al di fuori delle principali strutture d’istruzione e di formazione e, di solito, non porta a certificati ufficiali. L’apprendimento non formale è dispensato sul luogo di lavoro o nel quadro di attività di organizzazioni o gruppi della società civile (associazioni giovanili, sindacati o partiti politici). Può essere fornito anche da organizzazioni o servizi istituiti a complemento dei sistemi formali (quali corsi di istruzione artistica, musicale e sportiva o corsi privati per la preparazione ad esami); l’apprendimento informale corollario naturale alla vita quotidiana. Contrariamente all’apprendimento formale e non formale, esso non è necessariamente intenzionale e può pertanto non essere riconosciuto, a volte dallo stesso interessato, come apporto alle sue conoscenze e competenze”.

Non esiste, quindi, solo un’istruzione istituzionalizzata, anche le competenze che vengano acquisite nella vita quotidiana hanno un valore nell’ambito della crescita dell’essere umano. Oggi il livello medio d’istruzione è cresciuto, almeno nella maggioranza degli Stati europei e, a mio avviso, le conoscenze assimilate durante il nostro tempo lontani dal lavoro o dalla scuola, hanno un immenso valore, rendendoci unici nel senso più ampio del termine. Quali esperienze hai fatto? Cosa hai imparato? Quante lingue conosci, seppur non certificate? Quali passioni hai sviluppato? Hai avuto modo di fare qualcosa per alleviare le sofferenze altrui? Cosa ti rende diverso da chiunque altro? Tutto questo è di straordinaria importanza, per essere realmente cittadini liberi e consapevoli.

L’istruzione permanente per tutti è un obbiettivo al quale occorre puntare con decisione, se non vogliamo finire in un circolo vizioso fatto di ignoranza – incapacità di comprendere – genuflessione – incapacità di agire – ignoranza.

Sapere, però, da solo non basta; La sapienza, senza la conoscenza che conduce alla consapevolezza, è solo nozione, niente più che informazioni superficiali. Ci sono molte persone che sanno cose: quanti di loro riescono, però, a dare una forma a questo sapere, a plasmarlo per trovarne collegamenti nella vita quotidiana? Ed una volta fatto questo passaggio, divenire consapevoli della complessità del mondo e del nostro ruolo al suo interno? Cantava il mio amato Francesco Guccini nella canzone Culodritto:

Presto ti accorgerai com’è facile farsi un’ inutile software di scienza

E vedrai che confuso problema è adoprare la propria esperienza…

Al riguardo, l’istruzione nel campo musicale è, per me, di straordinaria utilità per il progresso armonico del cervello e della mente; innumerevoli sono i benefici che possono essere raggiunti attraverso lo studio e la pratica musicale, ma per questo preferisco rimandarti ad un bel video:

Il sapere dovrebbe condurre, quindi, alla conoscenza e la conoscenza alla consapevolezza, in una emozionante scalata verso la vetta della realizzazione di questa nostra vita. Verso la vetta della libertà. Libertà dai vincoli dell’ignoranza, dalla mediocrità che appiattisce vero il basso, dall’incapacità di scorgere i movimenti sociali sotterranei che avvengono continuamente sotto ai nostri piedi e ai nostri occhi.

La libertà va coltivata, va custodita attraverso la conoscenza, perché solo conoscendo la vita, le dinamiche sociali, le leggi, i diritti, i doveri, si può davvero considerarsi liberi.

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