Pensiero lineare.

Il 2021 sarà ricordato per diverse ragioni, a mio avviso: da un lato l’attacco senza precedenti allo Stato liberale dopo quello portato avanti, vittoriosamente, contro lo Stato sociale e, dall’altro, le follie climatiche di questa estate.

Mi sono soffermato a pensare a quest’ultimo aspetto, immaginando tutte quelle persone, (e sono tante), le quali, a fronte di un’estate effettivamente freddina, almeno alle latitudini in cui io vivo, hanno concluso che il surriscaldamento del pianeta sia una frottola.

In pratica, questa estate è stata tiepida, rispetto alle ultime, quindi la Terra non si sta scaldando, possiamo continuare tranquillamente a bruciare petrolio come se nulla fosse. Questa conclusione è figlia di una mentalità che pervade la nostra società da troppo tempo, una mentalità che ha ricevuto un grande alimento dal capitalismo, il cui dogma principale è la crescita infinita.

Ragioniamo: come è possibile una crescita infinita in un ambiente finito? Ci arriverebbe davvero chiunque; oggi, il cosiddetto overshooting day arriva sempre prima, addirittura a luglio.

La mentalità lineare è, a mio avviso, IL problema. Pensare in questo modo porta le persone a reiterare stili comportamentali e risposte all’ambiente standardizzati e dogmatici, rigidamente determinati ed incapaci di percepire le opportunità nelle più piccole diversità delle situazioni. Per carità, rispondere ad uno stimolo in modo standardizzato comporta un grande risparmio in termini di fatica, ma è, al contempo, fortemente riduttivo e livellante.

Anche la religione cattolica ha influito profondamente nello sviluppo di questo tipo di mentalità: Dio, in un dato momento, creò la Terra e tutto ciò che vi vive, e diede all’essere umano leggi da rispettare per guadagnarsi, alla fine dei tempi, la resurrezione. Esempio piuttosto lampante di linearità.

Inizio e fine. Bianco e nero.

Eppure il mondo non è in bianco e nero, ma ha infinite sfumature di colore. La nostra stessa vita non è lineare: lo diventa se astraiamo la nostra esperienza dal resto dell’esistente. Io non ho un inizio ed una fine: il mio corpo è il frutto dell’unione di spermatozoo e ovulo, esistenti prima di me; quando morirò, gli elementi che compongono questo stesso corpo ritorneranno al mondo. Il ciclo è infinito.

Io penso che, se volessimo davvero tentare di comprendere un pò di più della nostra umana esperienza, potremmo pensare di abbracciare una mentalità di tipo circolare, un modo di pensare in uso presso molte delle società cosiddette primitive che primitive non furono. La vita è più simile alla figura della spirale che a quella della linea, quello che accade in un determinato momento storico, accadrà nuovamente; le spinte totalitarie oggi imperanti non sono una novità degli anni 2000, ma sono una riproposizione in salsa iper-tecnologica di tendenze già presenti nel passato, anche remoto.

Quante volte ci sembra di vivere più volte una stessa situazione, seppur con differenze minime?

In musica io ritrovo spesso la spirale, molto più spesso della linea; la successione delle strofe, il ritornello, il reprise di un motivo, la struttura dei brani, tutto riporta alla mia mente questa figura.

E vogliamo parlare della poesia? Del metro, della rima, del riutilizzo di determinati lemmi da parte di poeti successivi.

Io penso che, se non usciremo dal circolo vizioso della mentalità lineare, non potremo mai immaginare vie di uscita inaudite alle diverse situazioni contingenti, né potremo mai costruire un mondo pulito, equo e libero dalle tendenze totalitarie e postumaniste oggi tanto in voga. Cercare di piegare l’esistente alle nostre mire ingorde non mi sembra un buon modo per affrontare i pochi anni di permanenza su questo pianeta.

PER CAMBIARE IL MONDO DOBBIAMO CAMBIARE LA NOSTRA MENTE, riprogrammandoci per essere in grado di rispondere alla vita in modo creativo ed adattativo, fluendo con gli eventi per comprenderne la natura e la lezione in essi insita.

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