Color-azioni.

Al lavoro. A scuola. Online. Per strada. In radio. Al supermercato.

Ovunque sento persone pronunciare quella frase che, in altri tempi, sarebbe stata considerata assurda, anzi, non sarebbe stata nemmeno pensabile. Una delle mie passioni è leggere ed ho letto molti libri in cui si racconta della seconda guerra mondiale, di quanti combatterono con scarpe improvvisate fatte di stracci e filo di ferro; di quanti si nascosero sulle montagne, tra la neve, senza giacche, senza un tetto sopra la testa, tutto per una idea, semplice, potente, in grado di suscitare gli animi agli sforzi più tremendi: la libertà.

Libertà di, libertà da.

Oggi, invece, sento tanti, troppi, dare energia ad un’idea totalmente opposta, riassunta in quella frase. “Lunedì ci chiudono di nuovo”. Il tutto declamato come se fossero attori in un film post apocalittico, di quelli che mi rifiuto da anni di guardare, quegli innumerevoli film in cui l’umanità è decimata da virus mortali ed i pochi eroi sopravvissuti si nascondono e camminano attraverso nazioni devastate con improbabili abiti sporchi e laceri, anche se puliti e nuovi. Ecco, la sensazione che avverto in quanti pronunciano quella frase è proprio questa: noi siamo eroi, stiamo salvando l’umanità obbedendo ciecamente al capo, noi siamo quelli su cui sarà edificata la prossima umanità, alontaniamoci adesso per riabbracciarci domani. E intanto quel domani si allontana sempre più. Era l’estate. Poi diventò l’autunno. L’inverno. E poi, come in un film di Kim Ki Duk, e poi di nuovo primavera. E non è cambiato nulla. Niente arte. Niente mostre. Niente concerti. Niente presentazioni di libri, niente cinema. Niente saloni. Niente conferenze, niente lezioni. Lunedì ci chiudono di nuovo. Ormai sono un anno intero di nuovi lunedì. A che scopo continuare a ripeterci che qualcuno lunedì ci chiuderà di nuovo, prima che questa cosa possa realmente accadere, ammesso che lo faccia?

Adesso si è arrivati al delirio delle gradazioni di colore. Arancione scuro. Tendente al rosso. Ma se non ci abbracciamo oggi, allora domani sarà giallo limone. Se non ci abbracciamo oggi, non lo faremo mai più. Gialli, arancioni, rossi o bianchi. Non lo faremo mai più. E non suoneremo più in un drum circle, perché i tamburi non sono igienizzabili come preteso, non sono bisturi, sono composti da pelle, legno, corde, stoffa. La vita quotidiana non è e non può essere asettica come una sala operatoria.

Quindi, lunedì vi chiudono di nuovo. Ma chiudere, esattamente, cosa significa? Chiudere un corpo è certamente possibile, chiudere lo spirito, le idee, i sogni, no. La nostra mente può volare ancora alta. Il nostro pensiero è quanto di prezioso abbiamo dentro noi stessi. Un libro è una porta aperta su un nuovo mondo, su esperienze che mai potremmo vivere altrimenti, una ginnastica mentale potente che nessuna tv 60 pollici può sostituire. Una ginnastica che, soprattutto in questi tempi bui, penso sia sempre più importante intraprendere, ancora più che la pesistica da camera da letto. Leggere, come anche ascoltare musica, apre la mente e permette il nascere ed il formarsi di idee inaudite. Leggere ed ascoltare o suonare musica costruiscono ponti tra le realtà, permettono incontri sorprendenti con parti di noi a noi sconosciute. Suoniamo. Tiriamo fuori dall’armadio la chitarra, la tastiera, il violino, le congas, il flauto e diamo voce alla nostra creatività. Ricolleghiamoci con la realtà

Magari qualcuno deciderà che non potrai più uscire di casa. Ma la tua mente può farlo eccome.

Il treno fischia sempre, basta saperlo riconoscere. E seguirlo.

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